ORSI ITALIANI MAGAZINE
Si puo' amare anche col cuore di un cane
di Il Druido
Occhi bassi, testa china, quasi
sempre in silenzio.
Una vita votata al sacrificio sin da ragazzo, un
crescendo continuo di umiliazioni
e un maledetto peggioramento della
propria esistenza. Vincenzo è
ormai abituato a soffrire come un
cane.
Giovi (Giovanni), anche lui di animali a quattro zampe ne sa qualcosa. Non per scelta ma per amore. "Per amore farei qualsiasi cosa" continua a ripetere, ma forse non avrebbe mai immaginato quanto si sarebbe spinto avanti.
Vincenzo, cinquant'anni da compiere, è un bell'uomo non molto alto, robusto e con una pancia evidente, ma non invadente. Ha i capelli corti, cortissimi, che iniziano a ingrigirsi, così come i baffi che circondano le labbra senza coprirle. Gli occhi sono piccoli, vispi, sinceri e di un castano lucente. È un uomo rude, ma buono. Dolce. Si capisce che nella vita ne ha passate tante e viste altrettante: è quello che si dice un mulo, sopporta, sopporta ogni cosa, e per amicizia, anche lui, farebbe e subirebbe qualsiasi angheria e umiliazione.
Giovi è più giovane di quindici anni almeno, ha un altro vissuto, altre esperienze. Capelli castani corti e pochi, quasi biondi quando il sole d'estate inizia a splendere, e il discorso vale anche per la sua barba. In confronto a Vincenzo sembra un gigante: alto quasi due metri, robusto, anzi grasso, e niente affatto muscoloso.
Tra i due è nata prima l'amicizia, poi è sbocciato l'amore, di quelli che durano una vita. E forse di più.
Immerso nel verde delle campagne senesi, un palazzo seicentesco ospita un nobile di origini russe, Vladimir, conte Vladimir. Si è trasferito in Toscana di recente, qualche mese non di più. Una casa immensa per una persona sola come lui, ma pensa sempre che un giorno dal suo paese arriveranno i suoi parenti, qualche nipote e cugini lontani. Lui non ha figli. È un aristocratico a tutti gli effetti, e si porta dentro una convinzione, se nelle tue vene scorre sangue blu sei superiore agli altri. Figuriamoci se poi hai una parentela seppure lontana con i Romanov, gli Zar.
Vladimir è quello che si definisce un uomo di vecchio stampo, abituato a essere servito e riverito prova una naturale repulsione per quelli che lui considera esseri inferiori. E Vincenzo e Giovi questo sono. Il primo fa l'autista del conte e si prende cura della collezione di auto, quasi trenta autovetture tra pezzi antichi e ultimi modelli. Ogni giorno lustra e passa la cera su Jaguar, Ferrari e più economiche Mercedes. Vincenzo sa benissimo che uno specchietto retrovisore è più importante di lui agli occhi del padrone.
Giovi invece è una sorta di factotum, accudisce il Conte, tiene in ordine l'ala abitata della dimora, si occupa di servire a tavola, in altre parole esegue qualsiasi ordine e desiderio del suo datore di lavoro. L'unica cosa di cui non si occupa è cucinare, la vecchia tata del nobile russo è regina tra i fornelli e conosce alla perfezione i suoi gusti.
Un padrone, due servi, una tata, e nessun altro abitano nella villa immersa nel verde delle campagne di Siena. Malgrado gli ampi spazi a disposizione la servitù divide una stanza,per giunta piccola, dove trovano spazio due letti, un armadio, un piccolo scritt oio e due seggiole. Nessun oggetto superfluo trova posto nella cameretta, dove tra l'altro l'umidità si è impadronita dei muri. Un antico ma ingegnoso sistema di richiamo fa suonare una campanella di richiamo del padrone, così in qualsiasi momento i due amici possono essere richiamati in servizio. Di fronte la camera della tata e poco più avanti il bagno.
Il Conte Vladimir vive, come si conviene a un uomo della suo lignaggio, nel lusso più sfrenato e non si fa mancare proprio niente: dagli abiti, ai vizi culinari, senza dimenticare il piacere che prova ad umiliare i suoi sottoposti, divertimento preferito in questo periodo della sua esistenza.
Giovi e Vincenzo un po' ci hanno fatto l'abitudine e tutto sommato il dover sopportare gli umori del Conte li ha uniti ancora di più.
Tanto e vero che ormai hanno unito i due piccoli letti e dormono insieme, hanno imparato prima a volersi bene a distanza, poi hanno scoperto di amarsi. Inizialmente parlavano di sesso come fossero grandi amanti e avessero avuto tante donne nella loro vita; poi una notte si sono ritrovati a masturbarsi quasi contemporaneamente mentre parlavano e si spiavano segretamente. Quella notte si sono ritrovati abbracciati e hanno trascorso il resto del tempo a disposizione a baciarsi, in bocca, sul collo, a leccare i capezzoli, e a giocare col pene lungo e duro del nuovo amico. Era come fossero stati sempre amanti. D'altronde prima di scoprire l'amore erano passati quasi due mesi. Sessanta giorni di amore segreto e sofferto.
Ma i momenti di intimità sono pochi e spesso la stanchezza vince sui due, costretti ad addormentarsi l'uno abbracciato all'altro e niente di più.
La giornata inizia prestissimo per entrambe e talvolta non finisce neppure.
Giovi è il primo a salutare il giorno, alle 5 è già in piedi, doccia e barba e poi l'uniforme, un abito grigio scuro abbinato ad una camicia azzurra sulla quale scende una cravatta in tinta blu. Ovviamente non gli mancano i guanti bianchi. Scuri invece quelli che coprono le mani di Vincenzo, (che riesce ad alzarsi dal letto quasi sessanta minuti dopo), la sua uniforme invece prevede un abito blu, camicia bianca, cravatta blu e cappello.
Fanno giusto in tempo a salutarsi con un bacio prima di iniziare a servire. Giovi sale in camera del Conte e lo sveglia tirando le pesanti tende che impediscono al sole di illuminare la stanza; dopodiché lo lava, e lo aiuta a vestirsi. Non di rado è capitato anche di dovergli fare qualche altro servizio mentre teneva in mano il cazzo del padrone. Uno ribrezzo e uno schifo indicibile al quale non poteva sottrarsi e un servizio del quale il Conte godeva non poco. Giovi sin dalla mattina inizia a prendersi le strigliate di Vladimir, obbligato a esaudire ogni piccolo desiderio.
Vincenzo invece corre in garage per eliminare eventuali segni di polvere dalle auto, perché il padrone non sopporta di vedere le sue vetture trascurate. E come già capitato, per qualche vetro appannato è capace di infliggere anche punizioni corporali.
I due sopportano, primo perché vogliono restare insieme, secondo perché non sano dove andare. Ogni giorno dopo queste operazioni il Conte Vladimir aspetta i suoi 'servi' nell'ingresso per quella che lui ama definire l'ispezione di rito. Controlla innanzi tutto l'igiene, barba perfettamente rasata, orecchie e mani. Poi passa all'abbigliamento, i guanti devono essere puliti, le scarpe perfettamente lucide, così come le camicie non devono mostrare neppure una piega e il nodo della cravatta deve essere sempre a posto e mai allentato.
Durante il giorno corrono da una parte all'altra e si ritagliano qualche attimo di intimità nel primo pomeriggio, quando lui riposa. Vanno nel parco e se possono danno sfogo al desiderio represso. Giovi accoglie tra le sue braccia il 'piccolo' Vincenzo, si accarezzano, si coccolano e i loro cazzi diventano subito duri. Generalmente Vincenzo offre il suo grande sedere a Giovi che non si tira mai indietro. Si siedono tra l'erba e mettono via solo i pantaloni, il tempo a disposizione non è tanto, e mentre entra dentro l'amico, Giovi con le mani lavora la verga di Vincenzo. Si trovano a meraviglia e vengono quasi sempre all'unisono. È un piacere immenso. Restare distesi sull'erba fresca a godere di questi attimi di intimità. Di pace. La loro è una storia d'amore vera, condividono tutto come fossero insieme da una vita.
E sopportano ogni angheria pur di stare insieme. Un giorno è accaduto quasi l'incredibile. Pioveva a dirotto e il Conte Vladimir per salire in auto ha ordinato a Giovi di coricarsi per terra nel fango perché lui potesse camminarci sopra senza sporcarsi di fango. Neanche a dirlo l'ordine è stato eseguito in silenzio senza neppure fiatare. Vincenzo aveva le lacrime agli occhi per l'umiliazione subita dal suo amore, non poteva fiatare, anzi doveva fare finta di niente. E se avesse potuto avrebbe pestato quel nobile russo per fargli pagare tutto, ma proprio tutto; invece niente ha persino dovuto sentire la risata di soddisfazione del Conte mentre affondava la faccia di Giovi sul fango.
Un episodio che ha lasciato un segno. La notte poi a letto ne hanno parlato mentre facevano l'amore. Vincenzo per risollevare il morale al compagno ha dato il massimo, sfilati gli slip ha iniziato a leccare il cazzo di Giovi sino a farlo eccitare, e subito dopo lo ha preso in bocca per succhiarlo con passione e dedizione. Giovi gli ha offerto il suo seme, denso e caldo e Vincenzo non ha esitato ad abbeverarsi da una fonte così speciale. Senza tralasciare carezze, massaggi e coccole.
I giorni si susseguono più o meno tutti uguali, è arrivata anche l'estate e per la servitù nessuna prospettiva di miglioramento. Si cerca soltanto di ritagliare un po' di tempo per godersi l'un l'altro. Finalmente l'occasione giusta. Vincenzo quella mattina aveva accompagnato il suo padrone ad una colazione nella tenuta vicina, la dimora di un miliardario americano. Doveva trattenersi tutto il giorno, tanto da avere ordinato al suo autista di tornare pure a casa. Mai parole suonarono più dolci. Per Giovi e Vincenzo era come ricevere una manna dal cielo: un'intera mattina da trascorrere insieme. E per giunta senza seccature di sorta.
I due si chiudono in camera da letto del padrone, anche la tata era via. Materasso comodo, lenzuola di seta e il profumo di rose fresche. Tutto perfetto. Si spogliano e si ritrovano a rotolare nel letto letteralmente avvinghiati, carezze e baci, pizzicotti e leccate, sono preliminari fantastici. E poi la tranquillità di essere soli. Almeno per un po'. I loro corpi tondi, grassi e delicati si sfiorano e si intrecciano. Le mani rudi di Vincenzo iniziano a lavorare, scendono giù e afferrano il pene di Giovi, ormai lungo e duro. Movimento regolare, ritmico, prima lento e via via sempre più veloce, fino a far esplodere il compagno che viene copioso tra le mani di Vincenzo. Lui prende e inizia a spalmarsi per tutto il corpo il segno d'amore, la pancia rotonda, i seni belli grandi e il cazzo sempre più duro. Giovi si volta verso di lui, vede quegli occhi piccoli, marroni e sinceri. Capisce subito. Lo avvolge tra le sue braccia, "ti adoro, ti amo più di ogni altra cosa al mondo" gli sussurra un attimo prima di iniziare a leccarlo. Esplora ogni centimetro della sua pelle, e quando arriva al pene di Vincenzo si accorge di non averlo mai visto e sentito così grosso: lo prende subito in bocca e gode mentre ne assapora il gusto. Vincenzo nutre anche lui il suo amore. Vanno avanti così per diverse ore.
Adesso è tardi. Si infilano rapidi in doccia e corrono a rivestirsi. Mancano a tutte i calzoni e le scarpe. Vincenzo si china per cercare sotto il letto le calze e offre il suo sedere a Giovi, non ancora sazio. Mentre lui è a quattro zampe gli sale sopra e gli abbassa gli slip. "No dai, è tardi meglio non rischiare". Ormai è fatta: Giovi è dentro Vincenzo. E il Conte Vladimir entra nella stanza. Tempismo perfetto. Assiste alla scena inorridito. È su tutte le furie: i suoi servi nella sua stanza che fanno l'amore. Vincenzo è giù per terra, Giovi lo raggiunge presto aiutato da un calcio del padrone che interrompe l'ultima "inculata" come lui stesso ha detto. I due amanti non sanno che fare, chini, sguardo in basso e senza un filo di voce. Ci pensa lui il Conte a ricordare come questo sia un atteggiamento animalesco indicibile. Li prende per la cravatta, come fosse un guinzaglio e li porta nelle stanze della servitù. Non possono alzarsi, ma devono camminare a quattro zampe tirati dalla cravatta-guinzaglio. "Rimarrete così per una settimana" grida il conte mentre sistema attorno al collo di ciascuno un vero guinzaglio in pelle. In quei sette giorni Vincenzo e Giovi sono costretti a vivere da cani, mangiare e bere dalle ciotole, ed essere trascinati da una corda. A comando hanno dovuto persino abbaiare.
Una notte stremati per la posizione scomoda costretti ad assumere decidono di tagliare la corda. Con molta fatica riescono a segare il collare e a tentare la fuga. Ma lui è in agguato. Sorpresi chiedono e implorano perdono. Dopo l'ennesima punizione e umiliazione corporale, Vincenzo e Giovi hanno riacquistato la dignità di esseri umani. Basta però un comando del padrone per farli mettere a quattro zampe. C'è persino chi giura di averli sentiti abbaiare per soddisfare il Conte.
Il loro amore, invece, non è mai cambiato. Anzi aumenta sempre più. Anche con un cuore da cane.
Il Druido
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